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Ergonomia e assenteismo: cosa provano i dati di New York

Uno studio newyorkese del 2025 dimostra che le carenze ergonomiche aumentano assenteismo e presenteismo con costi quantificabili: i numeri che ogni datore di lavoro dovrebbe conoscere.

A person adjusts an ergonomic monitor arm at a well-organized modern workstation in a bright office.

Lo studio di New York che cambia il modo di guardare all'ergonomia

Nel settembre 2025, un gruppo di ricercatori ha pubblicato uno studio multi-settoriale condotto su aziende di New York che ha ridefinito il modo in cui i datori di lavoro calcolano il costo reale di una postazione di lavoro mal progettata. Non si parla più di disagio o di compliance normativa: i dati mostrano una correlazione diretta e misurabile tra fattori di rischio ergonomici e incremento dell'assenteismo, del presenteismo e del calo di efficienza operativa.

Lo studio ha coinvolto settori molto diversi tra loro, dalla logistica al fintech, passando per l'healthcare e i servizi professionali. In tutti i contesti analizzati, la presenza di postazioni inadeguate, movimenti ripetitivi non corretti e sedute prolungate senza supporto posturale adeguato si è tradotta in un aumento statisticamente significativo dei giorni di assenza. In alcune realtà del settore manifatturiero, l'incremento ha superato il 23% rispetto alla media del comparto.

Quello che rende questo report diverso dai precedenti è la metodologia. I ricercatori hanno incrociato i dati sulle assenze con quelli relativi alle richieste di rimborso sanitario e con le valutazioni interne delle performance, costruendo un framework che permette ai responsabili HR e ai CFO di tradurre il rischio ergonomico in numeri concreti. Un linguaggio che, finalmente, parla direttamente ai decision maker.

I disturbi muscolo-scheletrici al centro del problema

I disturbi muscolo-scheletrici, comunemente indicati con la sigla MSD (Musculoskeletal Disorders), rappresentano il meccanismo principale attraverso cui le carenze ergonomiche si trasformano in perdita di produttività. Lo studio newyorkese conferma ciò che i dati di spesa sanitaria aziendale già suggerivano nel 2026: gli MSD sono la prima causa di assenteismo nei contesti lavorativi sedentari e semi-sedentari, superando anche le patologie respiratorie e cardiovascolari in termini di giorni lavorativi persi.

La lombalgia cronica, le tendinopatie da sovraccarico, la sindrome del tunnel carpale e i disturbi cervicali non emergono improvvisamente. Si sviluppano nel tempo, in modo silenzioso, e diventano visibili quando il danno è già consolidato. Questo ritardo tra causa ed effetto rende difficile, per molte aziende, collegare le spese mediche legate ai disturbi MSK alla fonte reale del problema: la postazione di lavoro usata ogni giorno per otto ore.

I costi diretti degli MSD a carico delle organizzazioni includono:

  • Spese mediche e rimborsi assicurativi legati a visite, fisioterapia e interventi chirurgici nei casi più gravi
  • Costi di sostituzione temporanea del personale assente, spesso sottostimati nei calcoli di budget
  • Premi assicurativi più alti per le aziende con un tasso di sinistri occupazionali elevato
  • Perdita di know-how quando un dipendente esperto deve ridurre le ore o lasciare il ruolo a causa di una condizione cronica

Nel contesto americano, alcune stime del 2025 quantificano il costo medio annuo degli MSD non gestiti tra i $15.000 e i $25.000 per dipendente, considerando la combinazione di costi diretti e indiretti. Un numero che giustifica ampiamente qualsiasi investimento in interventi preventivi.

Il presenteismo: il costo che non vedi nel foglio presenze

Se l'assenteismo è un problema visibile, il presenteismo è il suo gemello invisibile. Si presenta ogni mattina in ufficio, timbra il cartellino, risponde alle email. Ma lavora a una frazione della sua capacità reale, frenato dal dolore cronico, dalla stanchezza posturale e da una concentrazione compromessa. Lo studio di New York stima che il presenteismo generi una perdita di produttività tra il 30% e il 45% per i lavoratori affetti da dolore muscolo-scheletrico non trattato.

Il problema è che questo costo non appare in nessun report HR tradizionale. Non genera una richiesta di ferie, non si traduce in un'assenza che qualcuno deve coprire. Eppure erode silenziosamente la capacità produttiva dell'intera organizzazione. Nei calcoli di ROI del benessere aziendale, il presenteismo viene sistematicamente sottostimato o ignorato, rendendo le proiezioni di risparmio molto più conservative di quanto siano nella realtà.

Nei workplace sedentari, ovvero gli uffici tradizionali, i call center, i contesti di lavoro ibrido con setup domestici improvvisati, il presenteismo legato a cause ergonomiche è particolarmente diffuso. La combinazione di sedia inadeguata, monitor posizionato male e mancanza di pause attive crea un carico fisico cumulativo che si manifesta come stanchezza generale, difficoltà di concentrazione e irritabilità. Effetti che ogni manager riconosce, ma che raramente attribuisce alla postazione di lavoro.

Costruire un calcolo realistico del ROI ergonomico significa includere il presenteismo nella formula. Quando lo si fa, la logica dell'investimento cambia completamente: spendere tra i €500 e i €1.500 per postazione per una revisione ergonomica completa diventa una decisione ovvia, non una voce di costo da giustificare.

L'ergonomia come leva di retention e resilienza organizzativa

Le aziende che hanno già implementato interventi ergonomici strutturati, non interventi spot ma programmi continuativi con valutazioni periodiche e formazione attiva, riportano risultati che vanno ben oltre la riduzione delle assenze. Lo studio newyorkese documenta miglioramenti significativi nella soddisfazione lavorativa, nella percezione del proprio datore di lavoro e nella propensione a restare in azienda nel medio periodo.

In un mercato del lavoro in cui il turnover volontario continua a rappresentare una delle voci di costo più sottovalutate (sostituire un dipendente specializzato può costare tra il 50% e il 200% del suo stipendio annuo), l'ergonomia smette di essere una questione di sicurezza sul lavoro e diventa uno strumento di fidelizzazione. Un segnale tangibile che l'azienda investe nel benessere fisico delle persone, non solo nei benefit digitali o nelle politiche di smart working.

La resilienza organizzativa è l'altro tema che emerge con forza dai dati. Le organizzazioni che mantengono forza lavoro in salute, fisicamente efficiente e con bassi tassi di assenteismo, reggono meglio ai picchi operativi, gestiscono con più efficacia i momenti di stress aziendale e mostrano una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti. Non è un concetto astratto: è la differenza tra un team che può accelerare quando necessario e uno che opera già al limite delle sue riserve fisiche.

Tre aree di intervento che le aziende con i risultati migliori hanno in comune:

  • Valutazioni ergonomiche individuali condotte da professionisti qualificati, non check-list generiche
  • Formazione continuativa sui comportamenti posturali corretti, aggiornata almeno una volta l'anno
  • Monitoraggio dei dati di salute aggregati, integrati con i KPI di produttività per identificare correlazioni in tempo reale

Il messaggio che arriva da New York è chiaro: l'ergonomia non è un costo da minimizzare, ma un investimento con un ritorno misurabile. Chi lo ha già capito sta costruendo un vantaggio competitivo concreto, fatto di persone che lavorano meglio, si ammalano meno e scelgono di restare.