Running

Correre ultra a 50 anni: le lezioni di Pommeret

Ludovic Pommeret ha vinto la Hardrock 100 a 50 anni con un nuovo record. Cosa insegna ai runner sulla longevità atletica e sull'allenamento nel tempo.

An older male runner mid-stride on a rocky alpine trail, bathed in warm golden-hour light.

Un record a 50 anni che riscrive le regole del trail running

Nel luglio 2024, Ludovic Pommeret ha tagliato il traguardo della Hardrock 100 per la terza volta consecutiva. Non si tratta solo di una vittoria: a 50 anni compiuti, il francese ha stabilito un nuovo record del percorso con il tempo di 21:11:36, superando atleti molto più giovani su uno dei tracciati più duri al mondo, con oltre 10.000 metri di dislivello positivo tra le montagne del Colorado.

L'impresa di Pommeret non è un'eccezione curiosa da raccontare a margine della stagione. È una sfida diretta a una convinzione radicata nel mondo del running: quella secondo cui le prestazioni di endurance di alto livello crollano inevitabilmente dopo i 40 anni. I dati dicono altro, e l'esempio di Pommeret lo dimostra con una chiarezza difficile da ignorare.

Per chi corre a qualsiasi livello, la storia di questo atleta solleva una domanda concreta: cosa possiamo imparare da chi migliora con il passare degli anni, invece di regredire? Le risposte riguardano tutti, non solo chi punta ai podii.

La traiettoria che nessuno si aspettava

Pommeret non ha raggiunto il suo picco atletico a 25 anni per poi gestire un lento declino. Al contrario, la sua carriera ha seguito una curva ascendente anomala: vittorie in gare di altissimo livello arrivate nella seconda metà della sua vita sportiva, con una continuità che pochissimi atleti riescono a mantenere anche in giovane età.

Questo schema si ripete in altri masters runner di élite. La ricerca scientifica degli ultimi anni ha ridimensionato l'idea di un declino lineare e precoce: nelle discipline di ultra-endurance, gli atleti tra i 40 e i 55 anni spesso competono alla pari con i più giovani. Il motivo principale è che queste gare premiano qualità che si affinano con l'esperienza: la gestione del ritmo, la capacità di leggere il proprio corpo, la resistenza mentale nelle fasi più dure. Un esempio recente arriva dalla Chianti Ultra Trail UTMB 2026, dove abbiamo visto come la gestione tattica di gara possa fare la differenza anche ai massimi livelli.

Quello che cambia con l'età non è necessariamente la capacità di performare, ma il modo in cui si allena e si recupera. Gli atleti longevi lo capiscono prima degli altri, e costruiscono la loro carriera attorno a questa consapevolezza. Pommeret ne è la prova più visibile, ma non l'unica.

Allenamento a lungo termine: le priorità che cambiano con gli anni

Se hai superato i 35-40 anni e corri con regolarità, probabilmente hai già intuito che il tuo corpo risponde in modo diverso rispetto a dieci anni fa. I tempi di recupero si allungano, le sedute ad alta intensità pesano di più. Ignorare questi segnali è il modo più rapido per accumulare infortuni e perdere motivazione.

I masters runner che riescono a progredire nel tempo condividono alcune priorità ben definite:

  • La base aerobica prima di tutto. Le uscite a bassa intensità, quelle in cui riesci a parlare senza affannarti, costruiscono l'infrastruttura su cui poggia ogni prestazione. Con l'età, questa base diventa ancora più importante e richiede più tempo per consolidarsi. Ridurre i chilometri lenti per aggiungere più lavoro veloce è uno degli errori più comuni dopo i 40.
  • Il recupero come parte del piano. Non è un lusso o un segno di debolezza: è allenamento. Dormire 7-8 ore, inserire giorni di scarico veri ogni settimana, alternare settimane di carico a settimane di recupero sono abitudini che negli atleti più giovani possono essere negoziate, negli atleti masters no.
  • La consistenza nel tempo, non i picchi isolati. Un mese eccezionale non vale quanto tre anni di lavoro regolare. La longevità atletica si costruisce evitando i sovraccarichi che portano agli stop forzati. Meglio fare leggermente meno quando il corpo chiede un passo indietro, piuttosto che forzare e perdere mesi di allenamento per un infortunio.
  • La forza come protezione. Integrare esercizi di forza, in particolare per gambe, core e catena posteriore, riduce il rischio di infortuni e compensa la perdita di massa muscolare che accompagna l'invecchiamento. Anche due sessioni settimanali da 30 minuti fanno una differenza concreta nel lungo periodo.

Pommeret ha più volte sottolineato nelle interviste quanto il lavoro di forza e la gestione attenta del recupero siano diventati centrali nella sua preparazione. Non si tratta di segreti. Si tratta di principi che funzionano, ma che richiedono disciplina per essere applicati anche quando ci si sente bene e si avrebbe voglia di spingere di più.

Cosa puoi portare nella tua routine di corsa

Guardare a Pommeret come a un caso irripetibile sarebbe un errore. La sua storia è utile proprio perché indica una direzione praticabile, non una leggenda irraggiungibile. Certo, non tutti corrono la Hardrock 100. Ma i meccanismi che lo hanno portato a migliorare a 50 anni sono gli stessi che possono aiutarti a correre meglio, con meno infortuni e più soddisfazione, qualunque sia il tuo livello.

Il primo passo concreto è rivedere come distribuisci l'intensità nel tuo allenamento. La regola empirica del 80/20, dove l'80% dei chilometri viene percorso a bassa intensità e solo il 20% a intensità medio-alta, è supportata da una quantità crescente di ricerca e usata dalla maggior parte degli atleti di endurance longevi. Se stai correndo quasi tutto a intensità moderata-alta, hai margine per un cambiamento che potrebbe sorprenderti.

Il secondo aspetto riguarda il modo in cui pensi al lungo periodo. Molti runner impostano obiettivi stagionali senza un vero piano pluriennale. Invece, chiederti dove vuoi essere tra tre o cinque anni, e costruire ogni stagione in funzione di quella visione, cambia completamente le scelte quotidiane. Si diventa più selettivi sulle gare, più attenti ai segnali del corpo, meno inclini a inseguire prestazioni che in quel momento non sono sostenibili. Per chi vuole iniziare a pianificare la propria stagione, le gare di ultra trail in Italia a giugno offrono obiettivi concreti su cui costruire un percorso strutturato.

Infine, vale la pena ridimensionare l'idea che l'età sia un limite fisso. La fisiologia cambia, questo è certo. Ma l'esperienza, la conoscenza di sé, la capacità di gestire le risorse in gara: queste qualità crescono. Pommeret ha vinto la Hardrock 100 per la terza volta a 50 anni non nonostante la sua età, ma in parte anche grazie a ciò che quegli anni gli hanno insegnato. Questa è forse la lezione più importante che un runner di qualsiasi livello può portare con sé.