Running

Pommeret, 50 anni, batte il record alla Hardrock 100

Ludovic Pommeret, 50 anni, ha vinto per la terza volta consecutiva la Hardrock 100 in 21:11:36, battendo il suo stesso record di percorso di oltre 20 minuti.

Lean trail runner in his fifties cresting a rocky alpine ridge at golden hour, mountains soft in the distance.

Un record che riscrive la storia dell'ultramaratona

Ludovic Pommeret ha attraversato il traguardo della Hardrock 100 con un tempo di 21 ore, 11 minuti e 36 secondi, polverizzando il suo stesso record precedente sul percorso in senso orario di oltre venti minuti. Non si tratta di un semplice miglioramento cronometrico: è una dichiarazione che cambia il modo in cui l'intera comunità del trail running guarda al concetto di prestazione di élite.

La Hardrock 100 è considerata una delle gare di ultratrail più brutali al mondo. Il percorso si snoda tra le montagne della San Juan Range, in Colorado, con oltre 10.000 metri di dislivello positivo e quote che superano i 4.200 metri. Le condizioni atmosferiche sono imprevedibili, il terreno è tecnico e ogni edizione mette alla prova anche i corridori più esperti. Completare il percorso è già un'impresa. Vincerlo a cinquant'anni, per la terza volta consecutiva, è qualcosa di diverso.

Pommeret ha dimostrato che la sua performance del 2024 non era un picco isolato. Ogni sua apparizione alla Hardrock sembra costruire qualcosa di progressivo, quasi metodico. Un atleta che migliora con il tempo, non nonostante l'età, ma spesso grazie alla maturità tattica e alla conoscenza profonda del proprio corpo che solo gli anni possono dare.

A 50 anni, il primo nella storia con tre vittorie consecutive

Nessuno aveva mai vinto tre edizioni consecutive della Hardrock 100 prima di Pommeret. Questo dato, da solo, racconta qualcosa di straordinario. La corsa cambia direzione ogni anno, alternando senso orario e antiorario, il che significa che ogni edizione presenta un profilo tecnico completamente diverso. Adattarsi, ogni volta, richiede una preparazione specifica e una lettura lucida delle proprie condizioni.

Il corridore francese compirà 51 anni nel corso del 2025, ma la sua fisiologia sembra ignorare del tutto il calendario. Gli atleti masters, cioè quelli over 40 e over 50 nel mondo dell'ultratrail, stanno riscrivendo progressivamente i parametri di riferimento della disciplina. Pommeret non è l'unico esempio, ma è certamente il più eclatante in questo momento storico del running mondiale: anche Courtney Dauwalter ha riscritto il record femminile alla Hardrock 100, firmando un weekend storico per la gara.

La sua vittoria ha scatenato un'ondata di commenti e reazioni sui canali social dedicati al trail running, con atleti professionisti e appassionati che si sono espressi con un entusiasmo raramente visto per una singola performance. Non è solo ammirazione sportiva: è il riconoscimento che qualcosa di fondamentale sta cambiando nella percezione dell'atleta adulto e nelle sue possibilità reali.

Cosa rende Pommeret un caso di studio per ogni runner

Guardare alla carriera di Pommeret come a un fenomeno irripetibile sarebbe un errore. La sua storia offre invece indicazioni concrete su ciò che è possibile costruire nel tempo, con un approccio intelligente all'allenamento e al recupero. Gli esperti di sport di endurance sottolineano da anni che le discipline di ultra-lunga distanza premiano caratteristiche che migliorano con l'età: la gestione del ritmo, la tolleranza alla sofferenza, la capacità di prendere decisioni lucide durante la gara.

Pommeret ha parlato in diverse interviste del suo rapporto con il recupero, definendolo la variabile più importante della sua preparazione attuale. Non si allena necessariamente più dei corridori più giovani, ma è diventato estremamente preciso nel dosare i carichi e nel rispettare i segnali che il corpo gli invia. Questo tipo di intelligenza atletica non si acquista in palestra: si costruisce con l'esperienza.

Per chi pratica il trail running a qualsiasi livello, il suo esempio suggerisce alcune priorità concrete:

  • Periodizzazione attenta: alternare fasi di carico intenso a periodi di recupero strutturato, senza ignorare i segnali di affaticamento.
  • Conoscenza del percorso: Pommeret ha corso la Hardrock più volte e ogni vittoria ha beneficiato di una lettura sempre più precisa del terreno.
  • Nutrizione e idratazione in gara: su distanze così lunghe, la gestione energetica è spesso determinante quanto la preparazione fisica pura.
  • Mentalità a lungo termine: costruire una carriera sportiva che duri decenni richiede di evitare i picchi prematuri e di pensare in termini di progressione pluriennale.

Un segnale per tutta la comunità degli atleti masters

Il risultato di Pommeret arriva in un momento in cui il trail running sta vivendo una fase di espansione globale. Sempre più persone si avvicinano alla disciplina dopo i quarant'anni, spesso provenienti da altri sport o da percorsi di vita che non includevano l'attività agonistica fino alla mezza età. Per queste persone, vedere un cinquantenne vincere e battere un record del percorso in una delle gare più impegnative al mondo ha un valore che va ben oltre lo sport.

È un segnale preciso: iniziare tardi, o continuare a correre quando la maggior parte degli atleti si ritira, non è una condizione di svantaggio strutturale. In certi contesti, con le giuste condizioni e il giusto approccio, può addirittura diventare un vantaggio. La Hardrock 100 del 2025 resterà nella memoria collettiva del trail running come una di quelle gare capaci di spostare i confini di ciò che si ritiene possibile, in un weekend storico per il trail running mondiale.

Pommeret non ha ancora annunciato i suoi prossimi obiettivi, ma è difficile credere che una performance del genere non lo spinga a continuare. La sua presenza al via di qualsiasi gara è diventata, nel tempo, una delle certezze più solide di questo sport. E in un mondo dove le certezze scarseggiano, anche questa è una notizia.