Running

Moab 240 cancellato: 70 corridori evacuati

La Moab 240 2026 è stata cancellata a metà gara: 70 runner e volontari bloccati tutta la notte da alluvioni lampo, venti forti e temperature gelide nello Utah.

Trail runner wading through floodwater on a red desert path, legs and waterlogged shoes splashing through rushing current.

La Moab 240 si ferma a metà corso: 70 persone bloccate nella notte

Uno degli ultratrail più estremi del mondo ha dovuto alzare bandiera bianca nel bel mezzo della gara. La Moab 240, la corsa da 389 chilometri attraverso i deserti e i canyon dello Utah, è stata cancellata durante l'edizione 2026 dopo che condizioni meteo eccezionali hanno reso impraticabile l'intero percorso. Circa 70 tra corridori e volontari sono rimasti bloccati overnight in una stazione di soccorso, senza possibilità di uscita via terra.

Le precipitazioni intense hanno provocato alluvioni lampo che hanno sommerso le strade di accesso al tracciato, trasformando piste sterrate e canyon in trappole di fango e acqua. A peggiorare la situazione, venti forti e temperature vicine allo zero hanno reso ogni tentativo di evacuazione immediata impossibile per diverse ore. I partecipanti hanno trascorso la notte al riparo nell'aid station, in attesa che le condizioni migliorassero.

La buona notizia è che nessuno ha riportato ferite gravi. Entro domenica pomeriggio tutti i runner e i volontari coinvolti erano stati evacuati in sicurezza. Ma l'episodio ha lasciato aperte domande che l'intera comunità degli ultrarunner non può permettersi di ignorare.

Cosa è successo sul percorso: la sequenza degli eventi

La Moab 240 è strutturata per durare diversi giorni: i corridori più veloci la completano in poco meno di quattro giorni, quelli più lenti possono impiegarsi fino a cinque o sei. Questo significa che quando il meteo peggiora in modo drastico, decine di atleti si trovano distribuiti lungo centinaia di chilometri di territorio remoto, spesso senza copertura cellulare e lontani da qualsiasi via di fuga rapida.

Secondo quanto comunicato dagli organizzatori, le condizioni sono deteriorate rapidamente durante la notte. Le piogge torrenziali hanno fatto esondare alcuni corsi d'acqua stagionali tipici della zona, quelli che in condizioni normali si attraversano a piedi senza problemi. Con i livelli dell'acqua in rapido aumento e i venti che superavano le soglie di sicurezza, il team di direzione gara ha preso la decisione di fermare tutto e concentrare le risorse sull'evacuazione.

Nessun corridore ha tagliato ufficialmente il traguardo nell'edizione 2026. Una conclusione brutale per chi aveva trascorso mesi, in alcuni casi anni, a prepararsi per questa gara. Per molti partecipanti il costo complessivo tra iscrizione, viaggi, equipaggiamento e supporto logistico supera facilmente i 3.000 euro. Rinunciare non è mai solo una questione atletica.

Il nodo della sicurezza negli ultratrail estremi

La cancellazione della Moab 240 riapre un dibattito che nel mondo del trail running torna ciclicamente. Da un lato c'è l'ambizione degli atleti, che spesso hanno percorso migliaia di chilometri per essere alla partenza e sono disposti ad accettare rischi significativi pur di completare la distanza. Dall'altro ci sono i race director, che devono prendere decisioni in tempo reale con informazioni incomplete, spesso di notte, su terreni che nessun sistema di previsione meteorologica riesce a modellare con precisione assoluta.

Il punto critico non è se cancellare fosse la scelta giusta, in questo caso lo era chiaramente. Il vero tema è cosa succede prima. Quanti eventi analoghi vengono avviati con previsioni già instabili, confidando che "andrà bene"? Quante gare si svolgono in finestre meteo sempre più strette, su percorsi sempre più esposti, con pianificazioni di emergenza che non reggono a situazioni fuori dall'ordinario?

Alcune domande concrete che gli addetti ai lavori stanno già sollevando:

  • Sistemi di allerta precoce: ogni gara multigigiorno dovrebbe integrare protocolli meteorologici in tempo reale con soglie di cancellazione definite in anticipo, non valutate sul momento.
  • Punti di evacuazione dedicati: su percorsi da 300 o 400 chilometri, le vie di uscita di emergenza devono essere mappate e presidiate, non solo identificate sulla carta.
  • Comunicazione con i corridori: molti runner non sapevano in tempo reale cosa stesse succedendo. Una comunicazione più rapida e strutturata può fare la differenza tra panico e gestione ordinata.
  • Formazione dei volontari: chi presidia le stazioni di soccorso deve essere addestrato a gestire situazioni di blocco prolungato, non solo a rifornire borracce e controllare i drop bag.

La Moab 240 non è l'unica gara a dover fare i conti con queste sfide. Negli ultimi anni eventi come la UTMB, la Hardrock 100 e altre gare di alto livello hanno modificato i propri protocolli di sicurezza dopo incidenti o situazioni al limite. Il settore sta lentamente maturando, ma forse non abbastanza in fretta rispetto all'aumento del numero di iscritti e alla variabilità climatica crescente.

Cosa significa tutto questo per chi corre gli ultra

Se stai pianificando un ultratrail impegnativo, la storia della Moab 240 ti dice qualcosa di preciso: la preparazione atletica non basta. Devi sapere cosa fare se la gara si ferma a metà. Devi avere un piano B per il viaggio, un margine economico per l'imprevisto, e soprattutto devi conoscere le regole di sicurezza dell'evento a cui ti iscrivi prima ancora di iniziare il training plan.

Prima di confermare l'iscrizione a una gara multigigiorno in ambienti remoti, vale la pena fare alcune verifiche:

  • L'organizzazione ha un piano di emergenza scritto e pubblico con procedure di evacuazione?
  • Ci sono clausole chiare sul rimborso parziale o totale dell'iscrizione in caso di cancellazione per cause meteo?
  • Il personale medico e di supporto è dimensionato per gestire uno scenario di blocco notturno?
  • Il tracciato è stato certificato in termini di vie di uscita di sicurezza, non solo di distanza e dislivello?

Fare queste domande non significa essere pessimisti o non avere fiducia nella gara. Significa avere il rispetto che il territorio e le condizioni ambientali meritano. Gli ultratrail esistono perché spingono oltre i confini del possibile, ma quei confini devono includere anche la capacità di fermarsi quando è necessario.

La Moab 240 del 2026 non ha avuto un vincitore. Ha avuto però qualcosa di più raro: una direzione gara che ha scelto di proteggere le persone invece di salvare l'evento. In un panorama sportivo dove la pressione commerciale e mediatica spinge spesso in direzione opposta, questo non è un dettaglio trascurabile.