HYROX

100 km a settimana: il metodo elite HYROX di Osselaer

Louis Osselaer, atleta Elite 15 HYROX, allena fino a 100 km a settimana e ha quasi eliminato il lavoro di forza tradizionale. Cosa puoi applicare al tuo allenamento.

Male athlete driving a heavy sled across rubber turf in a functional fitness facility.

100 km a settimana: perché Louis Osselaer corre più di quanto penseresti

Se segui il mondo HYROX ad alto livello, il nome di Louis Osselaer ti sarà già familiare. Atleta Elite 15, Osselaer ha costruito la sua preparazione intorno a un volume di corsa che la maggior parte degli age-grouper considererebbe eccessivo o addirittura controproducente: settimane da 100 km di corsa, settimana dopo settimana, come pilastro centrale del suo allenamento.

Per contestualizzare, la maggior parte degli atleti amatori che si avvicinano al HYROX si attesta tra i 30 e i 50 km settimanali di corsa, spesso meno. L'idea diffusa è che il HYROX richieda un equilibrio perfetto tra resistenza cardiovascolare e forza, e che superare certi volumi aerobici significhi sacrificare la capacità di spingere la slitta o completare i wall ball. Osselaer dimostra che questa logica va rimessa in discussione.

Il ragionamento dietro questa scelta è semplice ma non scontato. A livello Elite, le differenze di forza grezza tra i concorrenti sono minime. Tutti riescono a muovere i carichi previsti. Quello che separa chi finisce nei primi 15 da chi rimane nel gruppo inseguitore è quasi sempre la capacità di correre forte tra una stazione e l'altra. Aumentare il volume di corsa nell'allenamento ibrido, anche a scapito di altre qualità, permette di non perdere mai terreno nelle transizioni.

Meno bilanciere, più affondi: la forza funzionale che trasferisce davvero

La scelta più controintuitiva di Osselaer non è il volume di corsa in sé, ma ciò che ha tolto per ricavarci spazio: gran parte del lavoro di forza tradizionale. Squat pesanti, stacchi da terra, sessioni di powerlifting. Tutto ridotto drasticamente. Per chi si allena con la mentalità da hybrid athlete classica, quella che prevede giorni alterni di lifting e cardio in proporzioni simili, questo sembra quasi un errore di programmazione.

Al suo posto, Osselaer ha inserito volumi elevati di walking lunges. Non come riscaldamento o accessorio, ma come lavoro principale per la parte inferiore del corpo. Decine e decine di metri di affondi in cammino, eseguiti con continuità e con carichi moderati. Il motivo è diretto: il trasferimento specifico alle stazioni di slitta è molto più alto rispetto a quello del bilanciere.

Durante una gara HYROX, la slitta si spinge e si trascina con un pattern di lavoro che richiede forza unilaterale, stabilità del core sotto carico e resistenza muscolare locale. I walking lunges replicano esattamente queste richieste. Un atleta che ha accumulato migliaia di ripetizioni di affondi durante la preparazione arriva alla slitta con una muscolatura preparata a quel tipo di sforzo prolungato, non solo alla produzione di forza massimale episodica che costruisce il bilanciere.

Tecnica e pacing sulla slitta: il dettaglio che fa la differenza tra gli Elite

Quando il livello di fitness tra gli atleti è alto e omogeneo, come accade nelle categorie Elite, i margini si trovano nei dettagli tecnici e nelle scelte di pacing. La slitta è la stazione dove questi dettagli emergono con più chiarezza. Osselaer identifica la slitta, sia push che pull, come uno dei principali differenziatori nelle gare al vertice.

Sul sled pull, la postura è tutto. Un angolo del busto troppo verticale disperde forza. Tirare con le braccia invece di usare il peso del corpo come leva è un errore che vedi spesso anche negli atleti ben allenati. La tecnica corretta prevede un'inclinazione del tronco marcata all'indietro, i passi corti e potenti, e una gestione della tensione sulla corda che eviti micro-pause non volute. In una stazione da 50 o 100 metri, ogni esitazione si paga in secondi che poi non recuperi sulla corsa.

Sul pacing, la logica è quella di non andare mai in debito ossigeno profondo nelle stazioni di slitta. Uscire da un sled pull con il fiato corto compromette i 1000 metri di corsa successivi in modo sproporzionato. Gli atleti Elite gestiscono queste stazioni come lavoro di soglia controllato, non come sprint. Imparare a percepire quel confine, e tenerlo durante la gara, è una competenza che si allena in allenamento, non si improvvisa il giorno della gara.

Recupero mentale e pause deliberate: come si tiene testa a una stagione lunga

Un aspetto del metodo di Osselaer che raramente viene discusso riguarda la struttura psicologica del suo anno di allenamento. La stagione HYROX è lunga, con gare distribuite da ottobre a maggio in molte city europee e globali. Mantenere la motivazione e la qualità di esecuzione per otto o nove mesi consecutivi richiede qualcosa in più della sola programmazione fisica.

Osselaer costruisce nel suo piano delle pause deliberate dalla struttura di allenamento. Non settimane di scarico passivo, ma periodi in cui l'allenamento diventa libero, non strutturato, guidato solo dalla voglia del momento. Correre perché ne ha voglia, fare una sessione in palestra senza programma, uscire in bici. Questo tipo di interruzione intenzionale serve a ricaricare la spinta motivazionale, che è una risorsa limitata quanto quella fisica.

Per un age-grouper che concilia lavoro, famiglia e allenamento, questa lezione è forse la più applicabile in assoluto. Spesso si tende a colpevolizzarsi per le settimane meno strutturate o per le sessioni saltate. Il punto di vista di un atleta Elite che pianifica attivamente queste pause ribalta la prospettiva. Non è debolezza, è gestione intelligente delle risorse. Costruire qualche settimana di respiro nel proprio piano annuale non rallenta la progressione, la rende sostenibile. Anche la preparazione mentale nella race week segue la stessa logica: gestire le risorse cognitive è tanto importante quanto quelle fisiche.

  • Aumenta gradualmente il volume di corsa settimanale, anche a costo di ridurre le sessioni in palestra. Il trasferimento alla gara è diretto.
  • Sostituisci parte del lavoro al bilanciere con walking lunges ad alto volume. Sono noiosi, ma funzionano meglio per la slitta.
  • Lavora sulla tecnica del sled pull in ogni sessione. Registrati, chiedi feedback, correggi l'angolo del busto e la gestione della corda.
  • Non andare mai in debito ossigeno sulla slitta durante la gara. Tieni il pacing sotto controllo anche se senti di avere più gas.
  • Pianifica le tue pause nel calendario annuale prima che la fatica te le imponga. Una settimana libera scelta è diversa da una settimana persa per esaurimento.