17,2 milioni di trail runner: cosa dicono davvero i numeri del 2025
La trail running non è più una nicchia. Secondo i dati UltraSignup presentati alla 2026 US Trail Running Conference, nel 2025 il numero di partecipanti attivi ha raggiunto quota 17,2 milioni, segnando una crescita del 6,6% rispetto all'anno precedente. Un incremento che, sulla carta, sembra lineare. Nella realtà, rappresenta una trasformazione strutturale del modo in cui le persone si avvicinano alla corsa.
Per capire cosa significhi davvero questo dato, bisogna guardare oltre il titolo. Non si tratta solo di più persone che corrono su sterrato: si tratta di nuovi profili, nuove motivazioni e nuove pressioni su un ecosistema che, fino a qualche anno fa, era abituato a crescere lentamente e in modo controllato.
Il confronto con il road running aiuta a contestualizzare. La corsa su strada è ancora dominante per numeri assoluti, ma registra una crescita stagnante in molti mercati occidentali. La trail running, al contrario, continua ad accelerare. E lo fa attirando esattamente il tipo di runner che il settore stava cercando: giovani, donne, e atleti urbani alla ricerca di qualcosa di più rispetto al solito giro del parco.
Chi sono i nuovi trail runner e perché stanno arrivando adesso
I dati demografici raccontano una storia precisa. La crescita più significativa viene dai runner sotto i 35 anni, un segmento che fino a pochi anni fa era sottorappresentato nelle gare su trail. Questa generazione è cresciuta con una cultura del movimento diversa: meno orientata al cronometro, più attenta all'esperienza, all'ambiente, alla comunità. Il trail risponde esattamente a queste aspettative.
Altrettanto rilevante è la crescita femminile. Le donne rappresentano oggi una quota sempre più consistente dei nuovi iscritti, sia nelle gare competitive che negli eventi più accessibili come i trail walk o le corse non classificate. Questo non è un fenomeno spontaneo: è il risultato di anni di lavoro da parte di brand, organizzatori e community che hanno costruito spazi più inclusivi, comunicazione più rappresentativa e format di gara pensati anche per chi non ha mai corso fuori strada.
C'è poi il fenomeno del crossover urbano. Sempre più runner abituati alla maratona o alle mezze maratone su asfalto stanno migrando verso il trail, spesso dopo aver raggiunto un plateau motivazionale. Correre in natura offre una variabile che la strada non può dare: l'imprevedibilità del terreno, la quota, il paesaggio. Per molti, è stata la risposta a un burnout silenzioso da road racing.
Tra i fattori che hanno accelerato questa transizione, vale la pena citare:
- La proliferazione di eventi entry-level, con distanze brevi (10-15 km) pensate per chi si avvicina per la prima volta
- I social media, che hanno reso la trail running visivamente desiderabile e culturalmente aspirazionale
- L'influenza degli sport di endurance come il gravel cycling e il triathlon, che hanno abituato un pubblico ampio all'idea di allenarsi in ambienti non convenzionali
- La pandemia come punto di svolta, che ha spinto milioni di persone a scoprire sentieri e spazi naturali vicino a casa propria
Sentieri sotto pressione: il lato nascosto della crescita
Più partecipanti significa più domanda su infrastrutture che, in molti casi, non sono state progettate per reggere questo tipo di carico. I sentieri naturali hanno una capacità di assorbimento limitata: erosione, deterioramento del fondo, conflitti con altri fruitori come escursionisti e ciclisti sono problemi concreti che stanno emergendo con forza in aree ad alta densità di eventi.
Negli Stati Uniti, alcune delle destinazioni trail più popolari hanno già introdotto sistemi di permesso o limitazioni stagionali per contenere il numero di runner. In Europa, dove la cultura del trail è radicata in modo diverso e i sentieri attraversano spesso aree protette, la pressione si traduce in tensioni crescenti con enti di gestione del territorio e comunità locali.
Gli organizzatori di gara stanno rispondendo con approcci diversi. Alcuni hanno scelto di limitare i pettorali per contenere l'impatto ambientale, anche a costo di lasciare fuori atleti che avrebbero pagato volentieri l'iscrizione. Altri stanno investendo in programmi di manutenzione dei sentieri, spesso in collaborazione con volontari o con enti locali. La questione non è più ignorabile: chi organizza eventi trail nel 2026 deve avere una risposta chiara su come gestisce il suo impatto sul territorio — una sfida concreta che emerge anche analizzando le gare annullate per gli incendi in Colorado.
Il mercato dell'equipaggiamento e le opportunità per chi entra adesso
Il boom partecipativo ha effetti diretti sul mercato del gear. L'ingresso massiccio di runner alle prime armi sta ridefinendo le priorità dei brand: non si compete più solo sull'alta performance, ma su accessibilità, prezzo e facilità di utilizzo. Le scarpe da trail entry-level sono diventate uno dei segmenti in più rapida crescita nel settore calzaturiero sportivo.
Marchi come Hoka, Salomon e On stanno affiancando le loro linee tecniche con modelli più accessibili, pensati per chi corre occasionalmente su sentieri facili o vuole testare il trail senza investire $200 o più in una scarpa specializzata. Il prezzo medio del segmento entry-level si è stabilizzato intorno ai $100-130, una fascia che permette margini accettabili mantenendo la barriera d'ingresso relativamente bassa.
Anche il mercato dell'abbigliamento tecnico e degli accessori sta vivendo una fase di espansione. Zaini da corsa, giacche impermeabili ultraleggere, pali da trail: categorie che fino a qualche anno fa erano prerogativa degli atleti avanzati stanno diventando parte del kit standard anche per i principianti. I brand che sapranno comunicare in modo chiaro il valore di questi prodotti a un pubblico non tecnico avranno un vantaggio significativo nei prossimi anni.
Il dato da tenere a mente è questo: la maggior parte dei 17,2 milioni di trail runner non è composta da ultramaratoneti. È composta da persone che corrono 20-40 km a settimana, partecipano a qualche gara locale, e cercano prodotti che funzionino bene senza richiedere una curva di apprendimento lunga. Capire questo pubblico, e costruire offerte pensate per lui, è la sfida più importante che il settore ha davanti a sé nei prossimi anni — anche perché, come dimostra la longevità atletica di campioni come Pommeret, il trail running è uno sport che può accompagnare le persone per decenni.