El Morabity: il Re del Sahara scrive ancora la storia
La sabbia del Sahara ha visto un altro capitolo straordinario. Mohamed El Morabity ha conquistato la Marathon des Sables 2026 con una prestazione che non lascia spazio a dubbi: nessuno, nella lunga storia di questa gara, ha mai saputo dominare il deserto con la stessa costanza e con la stessa lucidità tattica del corridore marocchino.
El Morabity ha gestito le prime tappe con intelligenza, accumulando un vantaggio progressivo sui principali rivali. Nelle giornate più dure, quelle in cui il caldo raggiunge picchi oltre i 50 gradi e la mente comincia a cedere prima ancora dei muscoli, il campione ha alzato il ritmo quando tutti gli altri lo abbassavano. Un segnale di superiorità tecnica e mentale che va ben oltre il semplice talento atletico.
Con questa vittoria, El Morabity consolida un primato che sembra destinato a resistere per anni. I numeri parlano chiaro:
- Multiplo vincitore della Marathon des Sables in edizioni consecutive
- Tempi complessivi mai raggiunti da nessun altro atleta nella storia moderna della gara
- Dominio nelle tappe più lunghe, compresa la tappa maratona e la famigerata tappa lunga da oltre 80 km
- Capacità di recupero notturna che gli consente di ripartire ogni mattina ai massimi livelli
Chi segue l'ultrarunning da anni conosce già la risposta alla domanda su chi sia il più forte di sempre in questa competizione. El Morabity non è soltanto un atleta eccezionale. È la misura con cui si giudicano tutti gli altri.
Nakache: forza, strategia e il deserto come casa
Sul fronte femminile, Maryline Nakache ha consegnato all'edizione 2026 una delle prestazioni più convincenti degli ultimi anni. La runner francese ha costruito la sua vittoria su una strategia precisa: partenza controllata nelle prime tappe, progressione costante nella parte centrale della gara, accelerazione decisa nell'ultima parte del percorso quando le avversarie più pericolose accusavano il peso della fatica accumulata.
Nakache ha dimostrato di aver risolto uno dei problemi più insidiosi della Marathon des Sables: l'adattamento al calore. La capacità di termoregolazione in condizioni estreme non è soltanto una questione fisica. Richiede mesi di preparazione specifica, esposizione progressiva al caldo e una gestione del ritmo cardiaco che cambia completamente rispetto a una gara tradizionale. La francese ha rispettato ogni fase di questo processo con rigore quasi scientifico.
La vittoria di Nakache porta con sé anche un messaggio importante per le runner che si avvicinano all'ultrarunning desertico. Il successo nel Sahara non dipende dalla potenza pura o dalla velocità sui 5 km. Dipende da qualità come la pazienza, la capacità di gestire l'idratazione in condizioni avverse e la resistenza mentale nelle ore più buie della tappa lunga. Nakache le possiede tutte.
Le sue principali rivali hanno tenuto il passo per buona parte della gara, ma non sono mai riuscite a scuoterla nei momenti decisivi. Alla fine il distacco in classifica generale racconta una storia di superiorità netta, costruita giorno dopo giorno con disciplina e con una conoscenza profonda delle proprie risorse fisiche.
Un campo di gara globale: oltre 50 nazioni al via
La Marathon des Sables 2026 ha accolto partecipanti provenienti da oltre 50 paesi, confermando uno status che nessun'altra gara multistadio nel deserto è riuscita finora a eguagliare. Dal Giappone all'Argentina, dalla Scandinavia all'Australia, corridori di ogni provenienza, livello e background si sono ritrovati sulla stessa linea di partenza con lo stesso obiettivo: attraversare il Sahara a piedi, in autonomia, portando tutto il necessario per sopravvivere sulle proprie spalle.
Questa dimensione internazionale non è soltanto un dato statistico. Cambia la natura stessa dell'esperienza. Nel bivacco notturno, mentre si ricaricano le energie per la tappa successiva, si intrecciano storie diverse, motivazioni lontanissime tra loro e approcci alla gara che riflettono culture sportive molto distanti. Alcuni partecipanti arrivano con un background da ultra professionisti. Altri affrontano la MdS come l'impresa di una vita, dopo anni di preparazione e di sacrifici economici significativi.
I costi di partecipazione, che si aggirano intorno ai 3.500-4.000 € tra quota di iscrizione, attrezzatura obbligatoria e viaggio, non scoraggiano chi considera questa gara un traguardo esistenziale oltre che sportivo. Anzi, la comunità crescente di runner amatori che affrontano la MdS è uno degli indicatori più chiari della crescita del movimento ultrarunning a livello globale.
Perché la Marathon des Sables resta unica
Trentacinque anni dopo la sua prima edizione, la Marathon des Sables mantiene intatta la sua capacità di affascinare. Il formato non è cambiato nella sostanza: sei tappe in sei giorni, circa 250 km totali, autosufficienza alimentare obbligatoria, caldo estremo e sabbia ovunque. Eppure ogni edizione riesce a sembrare diversa, perché il deserto non è mai uguale a se stesso.
Il percorso del 2026 ha incluso alcune delle dune più impegnative degli ultimi anni, con sezioni in cui l'avanzamento diventava quasi puramente verticale e la sabbia fine rendeva ogni passo un investimento energetico enorme. Gli atleti di fascia media hanno dovuto rivedere i propri piani di gara più volte, adattandosi a condizioni che cambiavano anche nell'arco della stessa tappa.
Per chi pensa di affrontare la MdS in futuro, l'edizione 2026 offre alcune indicazioni preziose:
- L'allenamento al calore è imprescindibile, idealmente con sessioni in sauna o in ambienti controllati nelle settimane precedenti la gara
- La scelta delle calzature deve tenere conto delle ghette obbligatorie e della variabilità del terreno, tra sabbia, roccia e terreno compatto
- La gestione del cibo liofilizzato richiede test approfonditi in allenamento: nello zaino ci sono circa 2.000 kcal al giorno minime, ma la composizione dei pasti fa una differenza enorme sul recupero
- Il ritmo nelle prime due tappe è spesso il fattore che decide il successo o il ritiro nelle tappe finali
La Marathon des Sables non smette di selezionare i migliori e di ispirare tutti gli altri. El Morabity e Nakache lo hanno dimostrato ancora una volta nel 2026, con prestazioni che resteranno nei libri di storia di questo sport. Per chi vuole capire come prepararsi per un'ultramaratona, le lezioni di questa edizione sono un punto di partenza prezioso.