La vacanza non si fa più in spiaggia: si corre in montagna
C'è un momento preciso in cui capisci che qualcosa è cambiato nel modo in cui i runner pensano alle ferie. Non è quando vedi la terza persona del tuo gruppo di allenamento partire per una gara in Nuova Zelanda invece di Ibiza. È quando cominci a chiederti perché non lo stai facendo anche tu. Le racecations, ovvero le vacanze costruite attorno a una gara di destinazione, non sono una novità. Ma nel 2026 il fenomeno ha cambiato scala, e la versione ultramarathon è quella che cresce più in fretta.
La differenza rispetto alla classica maratona di destinazione è sostanziale. Una maratona in una grande città ti porta in un posto che potresti visitare comunque: fai la gara domenica mattina, il sabato sera sei già a fare i turisti, il lunedì riprendi l'aereo. Una ultramarathon di tre giorni nelle Dolomiti o un trail di 80 km nelle foreste della Tasmania ti immerge in un territorio in modo che nessuna visita turistica potrebbe replicare. Il posto diventa parte dell'esperienza fisica. Non lo attraversi, lo senti con le gambe.
Questo cambiamento di prospettiva è il cuore del trend. I runner non cercano più una destinazione con una gara allegata. Cercano una gara che sia la destinazione.
Tre motivazioni che si sovrappongono e si amplificano
Chi studia i comportamenti dei runner di endurance sa che raramente una scelta così impegnativa nasce da un'unica ragione. La racecation ultramarathon funziona perché soddisfa tre bisogni contemporaneamente, e ciascuno rinforza gli altri. Il primo è la scoperta geografica: correre su un sentiero che non conoscevi, attraversare paesaggi che non avresti mai raggiunto a piedi da turista, dormire in un rifugio sperduto la sera prima della partenza. È viaggiare in modo attivo, fisico, lento abbastanza da vedere davvero.
Il secondo motivo è la comunità. Le ultramarathon di destinazione attraggono runner da tutto il mondo con livelli di coinvolgimento emotivo molto più alti rispetto a una gara cittadina di massa. Nei giorni di ritiro pre-gara, al briefing tecnico, ai checkpoint, si creano connessioni rapide e autentiche. Ci sono persone che vengono dall'Australia per correre in Spagna e dall'Italia per correre in Tasmania. La condivisione di uno sforzo estremo in un posto lontano da casa crea un tipo di legame difficile da spiegare a chi non l'ha vissuto, ma immediatamente riconoscibile per chi sì.
Il terzo elemento è lo scopo. Questo è forse quello più sottovalutato. Una vacanza tradizionale è piacevole, ma spesso lascia una sensazione di vuoto al ritorno. Una racecation ultra ti dà una struttura narrativa precisa: preparazione, viaggio, gara, recupero. Ogni giorno ha un senso rispetto all'obiettivo finale. Torni a casa con qualcosa di concreto, una medaglia, un ricordo fisico, una storia da raccontare. Il viaggio ha uno scopo, e questo cambia tutto.
I calendari 2026 parlano chiaro: la domanda supera l'offerta
I dati di iscrizione di questa stagione sono eloquenti. Le principali ultramarathon di destinazione nel calendario di ottobre 2026 in Australia, Nuova Zelanda ed Europa hanno registrato sold out o liste d'attesa attive già tra marzo e maggio. Gare come l'Ultra-Trail Australia nelle Blue Mountains e le principali tappe della stagione autunnale delle ultra europee sulle Alpi hanno esaurito i posti disponibili mesi prima della partenza. Non si tratta di eventi di nicchia: parliamo di gare con 1.000, 1.500, 2.000 iscritti.
In Europa la situazione è simile. I trail di destinazione nelle Alpi francesi, nel Tirolo austriaco e nelle aree protette della Spagna meridionale hanno visto aumentare le iscrizioni internazionali tra il 30% e il 45% rispetto al 2024. Gli organizzatori stanno ampliando le distanze disponibili e aprendo nuovi format multi-giorno proprio per rispondere a questa domanda crescente. Ma la capacità di accoglienza dei percorsi, vincolata da permessi ambientali e impatto sul territorio, non può crescere alla stessa velocità delle iscrizioni.
Il risultato pratico è che chi vuole correre una ultra di destinazione nella seconda metà del 2026 deve pianificare con almeno 10-12 mesi di anticipo. Non è più possibile iscriversi sei settimane prima come si farebbe per una mezza maratona cittadina. E questo sta cambiando anche il modo in cui i runner strutturano la loro stagione: la gara di destinazione diventa l'evento principale attorno al quale costruire tutto il resto.
Non devi essere un ultrarunner per iniziare: le opzioni per chi si avvicina per la prima volta
La barriera percepita è uno degli ostacoli principali che frenano i runner di lunga distanza dal fare il salto. Chi ha finito due o tre maratone tende a pensare che un'ultramarathon sia un mondo completamente separato, accessibile solo a persone con anni di allenamento specifico sulle gambe. La realtà è più sfumata. Il divario tra una maratona ben allenata e una 50K su terreno moderato è reale, ma non è il fossato che molti immaginano. Con sei mesi di preparazione dedicata, un runner che ha già completato una maratona in modo solido può affrontare un primo ultra in formato 50K su un percorso di destinazione.
Le opzioni disponibili per chi si avvicina al mondo delle racecation ultra sono più varie di quanto sembri. Esistono format specifici pensati per i neofiti della distanza:
- 50K su percorsi misti con dislivello contenuto, spesso affiancati a distanze più lunghe nella stessa gara, ideali come primo approccio al trail di destinazione.
- Stage race di 3-4 giorni con tappe giornaliere tra i 20 e i 35 km, che distribuiscono lo sforzo nel tempo e permettono di vivere l'esperienza dell'ultra senza affrontare un singolo sforzo prolungato eccessivo.
- Gare supportate con logistica inclusa, in cui l'organizzazione gestisce trasporti, pasti e alloggi, riducendo notevolmente la complessità organizzativa per chi viene da lontano.
- Programmi di viaggio-gara strutturati, offerti da agenzie specializzate a partire da circa 1.500-2.500 € tutto compreso, che abbinano la preparazione atletica guidata nei mesi precedenti al viaggio vero e proprio.
Il consiglio più utile per chi sta considerando questa opzione è semplice: scegli prima la gara, poi costruisci la preparazione intorno a quella data. Funziona meglio del contrario. Avere una scadenza concreta, un volo prenotato e un petttorale già pagato è il miglior motivatore che esiste per rispettare i mesi di allenamento che separano la decisione dalla partenza. Per chi vuole strutturare al meglio questa fase, una guida all'allenamento per trail con dislivello può fare la differenza tra arrivare pronti e arrivare in difficoltà.
Le ultramarathon di destinazione non sono per tutti, e non devono esserlo. Ma se stai già pensando che la prossima vacanza dovrebbe avere un senso diverso, che vuoi tornare a casa con qualcosa di più di abbronzatura e qualche foto, allora probabilmente la domanda non è se farlo. È quando.