Nutrition

Ultra-trail: i rischi di alimentarsi solo con zuccheri

Affidarsi solo a gel e zuccheri semplici in una gara ultra può causare disturbi GI, cali glicemici e crollo prestativo. Ecco perché e come fare meglio.

Ultra-trail runner's hand holding a whole date and energy gel packet mid-stride on a mountain trail.

Perché affidarsi solo agli zuccheri semplici può rovinarti una gara

Chi gareggia in ultra-trail conosce bene la scena: al km 60, lo stomaco si ribella, le gambe si svuotano e la testa smette di collaborare. Spesso, la causa non è la distanza in sé. È quello che hai mangiato nelle ore precedenti. I medici dello sport che lavorano con atleti endurance segnalano con crescente frequenza un pattern preciso: corridori che arrivano al traguardo devastati dopo aver fatto il pieno esclusivamente di gel e bevande zuccherate.

Il problema non è che i carboidrati semplici siano sbagliati. Il problema è usarli come unica fonte di energia per sforzi che durano 8, 12, 20 ore o più. A queste durate, la fisiologia dell'atleta funziona in modo diverso rispetto a una gara di 90 minuti, e una strategia nutrizionale pensata per la corsa su strada classica può diventare controproducente su un percorso di montagna.

Secondo gli specialisti in medicina dello sport, l'assunzione continua di zuccheri semplici senza un adeguato controbilanciamento porta a tre categorie di rischio ben documentate: disturbi gastrointestinali, oscillazioni glicemiche instabili e crollo delle prestazioni nel finale di gara. Capire questi meccanismi è il primo passo per costruire una strategia più solida.

I rischi reali: GI distress, glicemia instabile e cali tardivi

Il tratto gastrointestinale è il primo a soffrire. Durante uno sforzo prolungato ad alta intensità, il flusso sanguigno si concentra sui muscoli attivi e si riduce all'apparato digerente. In questo contesto, un carico elevato di zuccheri semplici, specialmente in forma liquida o in gel concentrati, può rallentare lo svuotamento gastrico e provocare nausea, gonfiore, crampi e diarrea. Non è raro vedere atleti amatori abbandonare una gara per cause gastrointestinali negli sport di endurance direttamente correlate alla scelta nutrizionale.

Il secondo rischio riguarda la glicemia. Ingerire grandi quantità di zuccheri semplici a intervalli irregolari genera picchi insulinici seguiti da cali bruschi. In un atleta in movimento per molte ore, questi cali si traducono in senso di vuoto improvviso, difficoltà di concentrazione e perdita di coordinazione, condizioni particolarmente pericolose su terreno tecnico e in quota. Il corpo, privato di un apporto energetico stabile, entra in una modalità reattiva che compromette la regolazione metabolica.

Il terzo rischio, forse il più sottovalutato, è il crollo prestativo nel finale. Quando un atleta ha dipeso esclusivamente dal glucosio esogeno per ore, le riserve di glicogeno muscolare si esauriscono e il corpo fatica a passare efficacemente all'ossidazione dei grassi come fonte alternativa. Il risultato è il classico "muro": gambe bloccate, ritmo che crolla, volontà che vacilla. Un sistema metabolico flessibile, allenato a usare più substrati energetici, resiste molto meglio a questa fase critica.

Fat adaptation e nutrizione mista: cosa dice la ricerca

Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha dedicato crescente attenzione alla cosiddetta fat adaptation, ovvero la capacità del corpo di ossidare i grassi in modo efficiente anche durante sforzi sostenuti. Questa adattabilità metabolica non significa eliminare i carboidrati dalla dieta o dalla strategia di gara. Significa allenare il corpo a non dipendere esclusivamente da essi, in modo da avere a disposizione un serbatoio energetico molto più ampio.

I dati più recenti, pubblicati su riviste di medicina sportiva e nutrizione applicata, mostrano che atleti endurance con buona capacità di ossidazione lipidica riescono a mantenere ritmi competitivi con un apporto di carboidrati esogeni inferiore rispetto alla norma tradizionale. Questo non vuol dire che tu debba seguire una dieta chetogenica o rinunciare ai gel in gara. Vuol dire che il contesto metabolico in cui arrivi alla partenza influenza pesantemente la risposta del tuo corpo durante lo sforzo.

La nutrizione mista, che integra carboidrati a diversa velocità di assorbimento con fonti proteiche e lipidiche moderate, è oggi la strategia più supportata dall'evidenza per ultra-distanze superiori alle 4-6 ore. Nei formati di gara più lunghi, anche solo introdurre alimenti solidi a basso indice glicemico agli aid station, alternandoli ai gel, può fare una differenza misurabile sulla stabilità digestiva durante la performance sportiva e sulla tolleranza gastrica.

Come costruire una strategia nutrizionale pratica per il giorno di gara

Il punto di partenza è smettere di considerare la nutrizione da gara come un'unica categoria omogenea. Gel, barrette, bevande isotoniche, alimenti solidi e integratori di elettroliti hanno ruoli diversi e vanno usati in modo strategico, non intercambiabile. Un protocollo efficace per una gara ultra prevede generalmente tre livelli di gestione dell'alimentazione.

Nelle prime ore di gara, quando l'intensità è più alta e l'appetito ancora gestibile, i carboidrati a rapido assorbimento come i gel o le bevande con maltodestrine svolgono un ruolo importante per mantenere la glicemia stabile senza appesantire la digestione. La frequenza consigliata dagli specialisti è intorno a 30-60 grammi di carboidrati per ora, ma va calibrata sul tuo peso corporeo e sulla tua risposta individuale.

Nelle fasi intermedie e finali, specialmente oltre le 5-6 ore di sforzo, è utile introdurre fonti a digestione più lenta: pane con burro di arachidi, patate bollite con sale, datteri, olive, brodo caldo. Questi alimenti offrono energia a rilascio graduale, contribuiscono all'apporto di sodio e potassio e, non meno importante, aiutano psicologicamente a sostenere la gara con qualcosa di "vero" nello stomaco.

Gli elettroliti meritano un capitolo a parte. Il sodio, in particolare, è spesso trascurato dagli atleti amatori che si concentrano solo sui carboidrati. La sua carenza è una delle cause principali di crampi, nausea e senso di spossatezza nelle lunghe distanze. In una gara che dura più di 6 ore, considera l'integrazione specifica di sodio, magnesio e potassio, preferibilmente in forma di compresse effervescenti o capsule saline (disponibili a meno di 15-20 € per una confezione da 30-40 dosi nei principali negozi specializzati).

Il consiglio più pratico che emerge dai professionisti della medicina dello sport è semplice: testa la tua strategia nutrizionale in allenamento, non in gara. Ogni uscita lunga superiore alle 3 ore è un'opportunità per capire come risponde il tuo stomaco, come varia la tua energia e quali alimenti funzionano davvero per te. Arrivare alla partenza con un protocollo collaudato vale quanto mesi di preparazione fisica.

  • Alterna gel e alimenti solidi dopo le prime 2-3 ore di gara per ridurre il carico glicemico cumulativo.
  • Non aspettare la sete per idratare: mantieni un ritmo costante di assunzione di liquidi, circa 400-600 ml per ora in condizioni moderate.
  • Includi una fonte di sodio ogni 45-60 minuti nelle fasi più lunghe della gara.
  • Sperimenta in allenamento qualsiasi alimento o integratore che prevedi di usare in gara, senza improvvisazioni.
  • Monitora i segnali gastrointestinali come indicatori precoci: nausea o gonfiore sono avvisi che il tuo piano va aggiustato.